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![]() (Oasis, 1974) E' il disco che dovrebbero ascoltare tutti quelli che pensano che Donna sia diventata brava col tempo. Pubblicato solo in alcuni paesi dell' Europa continentale, e quindi praticamente sconosciuto ai più, LADY OF THE NIGHT è il primo vero album della carriera della Summer. In un'ambientazione di tipico pop, rock e folk (!) primi anni '70, Donna sfodera una maturità vocale che ha del sorprendente. E' il suo canto sicuro e appassionato a rendere interessante l'album, in ultima analisi, ma ci sono anche diversi episodi apprezzabili a livello compositivo. La title track, ad esempio, è il ritratto assolutamente delizioso e vitale di un'abile passeggiatrice parigina. BORN TO DIE è un orecchiabile rhythm & blues elettrico, insolitamente brioso visto il testo che parla di un'infanzia disperata. WOUNDED descrive con notevole gusto rock (e un arrangiamento che avrebbe fatto felice Elton John) la grintosa ribellione di una donna ferita in amore. LET'S WORK TOGETHER NOW richiama all'integrazione sociale e razziale in maniera un po' ingenua, ma certamente sentita. |
![]() (Oasis, 1975) Sembra una trasfigurazione, se ascoltato subito dopo il lavoro precedente. Messi da parte i curiosi panni di cantastorie mitteleuropea, ecco farsi avanti la figura di una seduttrice sofisticata, vulnerabile e malinconica. La prima facciata è interamente occupata dai 16 sospirosi minuti della scandalosa sinfonia-disco di LOVE TO LOVE YOU BABY. Nella seconda facciata, più varia, troviamo la sussurrata desolazione di FULL OF EMPTINESS, un primo timido passo nella disco elettronica (NEED A MAN BLUES) e un incantevole lento di ispirazione marina (WHISPERING WAVES) cantato in quel purissimo falsetto con cui molti identificano la Donna Summer prima maniera. Solo la dinamica ballata rhythm & blues PANDORA'S BOX ci riporta all'elettrizzante carica apprezzata negli episodi migliori di LADY OF THE NIGHT. |
![]() (Oasis, 1976) Con questo album Giorgio Moroder comincia a co-produrre (della produzione si era occupato in precedenza solo Pete Bellotte) e alcune ambiguità stilistiche sembrano dissolversi in una compattezza sonora che getta le basi del Summer sound più tipico: ritmiche più accentuate e incessanti, uso massiccio ed avanguardistico di strumenti elettronici, aperture melodiche sorprendenti. Tutti elementi che si ritrovano nell'irresistibile suite composta da TRY ME, I KNOW e WE CAN MAKE IT e nella dolcissima WASTED. Ma una menzione speciale la merita COULD IT BE MAGIC, vibrante versione disco del classico di Barry Manilow dove Donna dimostra senza esitazioni di essere già caposcuola. Per la cronaca, il buon Barry approvò incondizionatamente... |
![]() (Casablanca, 1976) E' una storia d'amore raccontata in quattro atti: uno per ogni stagione dell'anno. Dalla dolcezza dell'incontro primaverile (SPRING AFFAIR) all'esplosione dei sensi in estate (SUMMER FEVER); dalle prime malinconie autunnali (AUTUMN CHANGES) all'abbandono, al ricordo - che è quel che rimane in inverno (WINTER MELODY). Quattro quadri sonori piuttosto diversi, stilisticamente, che coesistono egregiamente grazie alla voce di Donna (che è in gran forma, vedi gli acuti che si concede in SUMMER FEVER, e a tratti talmente perfetta da apparire glaciale). Registrato magnificamente negli studi MusicLand di Monaco, FOUR SEASONS OF LOVE contiene anche diversi interventi strumentali di notevole interesse, come gli assoli ai fiati di Dino Solera. |
![]() (Casablanca, 1977) Un capolavoro. Donna, Moroder e Bellotte continuano a proporre canzoni a tema, e questa volta si tratta di un omaggio verso la musica più rappresentativa dei tre decenni precedenti (dai ruggenti anni '40 all'innocenza degli anni '50, al suono dell'America giovane degli anni '60). La suite d'apertura, che incorpora la swingante title track, LOVE'S UNKIND e la Motowniana BACK IN LOVE AGAIN, è un gioiello sia per la bellezza delle melodie che per l'originalità degli arrangiamenti. Donna fornisce una prova vocale strepitosa (Diana Ross e le Supremes se lo sognavano di cantare così bene!) e continua a mettersi in luce anche nella seconda facciata, soprattutto nell'infuocata BLACK LADY e nella squisita ballata tradizionale CAN'T WE JUST SIT DOWN. Che dire, poi, di I FEEL LOVE, la porta dell'album spalancata verso il futuro? Incarna tutte le qualità della migliore disco music (è sensuale, energica, divertente da acoltare) e si avvale di un arrangiamento che ancora oggi suona come un'autentica lezione nell'arte di far musica moderna. |
![]() (Casablanca, 1977) All'inizio del '77 Donna è già abbastanza star per permettersi di lavorare con il grande specialista di musiche da film John Barry. THE DEEP, giallo narco-acquatico interpretato da Nick Nolte e Jacqueline Bisset, si avvale di una suggestiva colonna sonora cui Donna partecipa con due versioni, una più danzabile l'altra più contemplativa, della stessa amabile e sensualissima canzone: DOWN DEEP INSIDE. Grazie a questa collaborazione Donna ottiene una candidatura al prestigioso Golden Globe. |
![]() ( Casablanca, 1977) Difficile percorrere strade nuove dopo un album perfetto come I REMEMBER YESTERDAY. A livello musicale, infatti, in ONCE UPON A TIME sembra di assistere a variazioni ed ampliamenti di temi già esposti, ma la validità della proposta è tale da fare di questo doppio album un nuovo centro. In più ci sono dei testi molto belli che, per la prima volta dai tempi di LADY OF THE NIGHT, osano spingersi al di là del pianeta amore. Il fatto che ONCE UPON A TIME si basi su una rilettura della favola di Cenerentola non impedisce a Donna e Pete Bellotte di offrire un efficace spaccato di vita metropolitana non privo di ansie, inquietudini e desideri repressi. Vocalmente Donna si mantiene su un esile falsetto, pur con qualche gustoso crescendo nei finali, fino all'ultimo brano della seconda facciata (QUEEN FOR A NIGHT). Successivamente sembra liberarsi da ogni inibizione e ha la possibilità di mostrarsi nello splendore di tutto il feeling e la potenza di cui è capace. Pur non mancando di punte molto alte (SAY SOMETHING NICE, NOW I NEED YOU, A MAN LIKE YOU, RUMOUR HAS IT) ONCE UPON A TIME è uno di quei lavori che vanno gustati per intero per essere veramente apprezzati. |
![]() (Casablanca, 1978) E' la colonna
sonora originale del famigerato film in cui Donna ha anche una
particina e che contiene tre brani cantati da lei, più
uno di cui è co-autrice (TAKE IT TO THE ZOO, affidato
ai SUNSHINE). Il pezzo forte della raccolta è ovviamente
LAST DANCE, con quell'introduzione lenta che comincia a pulsare
e si scatena nel finale che diventerà per la Summer un
vero e proprio marchio di fabbrica. La canzone in sè è
piuttosto semplice ma ispirata, e permette a Donna di offrire
una delle sue performance più memorabili - una di quelle
che sembrano esplodere direttamente dal profondo del cuore, per
intenderci. Gli altri due brani non avevano grandi possibilità
di venir notati: WITH YOUR LOVE (un aggraziato r'n'b elettronico)
lo avrebbe meritato, JE T'AIME MOI NON PLUS (inoffensiva cover
del classico di Serge Gainsbourg) no.
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(Casablanca, 1978) Registrato
quasi completamente dal vivo all'Universal Amphitheatre di Los
Angeles, è l'album che permette finalmente a Donna di
sfondare definitivamente negli Stati Uniti, sull'onda del persuasivo
successo di LAST DANCE. Nel complesso non si tratta di un lavoro
migliore dei precedenti (le orchestrazioni fanno spesso rimpiangere
le versioni originali) ma LIVE AND MORE ha l'indubbio pregio
di puntare l'accento sulla figura di Donna e sulla sua versatilità
di performer (vedi l'inclusione di standard come THE MAN I LOVE
e THE WAY WE WERE) in una maniera che risulta particolarmente
gradita al pubblico americano. La parte migliore, comunque, arriva
con la conclusiva MAC ARTHUR PARK SUITE registrata in studio.
Come era successo per I REMEMBER YESTERDAY, anche qui troviamo
un medley di tre brani che si conclude con la ripetizione del
primo. In questa occasione Donna si lancia in un tour de force
virtuosistico dal forte impatto emotivo: la drammatica MAC ARTHUR
PARK di Jimmy Webb e la solare HEAVEN KNOWS (cantata con Joe
Esposito dei Brooklyn Dreams) restano dei vertici assoluti della
sua produzione discografica.
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![]() (Casablanca, 1979) All'apice del
successo commerciale, l'irrequieta Donna ritiene che sia giunto
il momento di cambiare musica e, minacciando di tornare a cantare
i gospel in chiesa, ottiene dai discografici la possibilità
di accostarsi al mondo del rock. In realtà BAD GIRLS di
rock and roll ne contiene poco, a parte HOT STUFF che apre le
danze con una carica rivoluzionaria e dei suoni taglienti come
lame di rasoio. In quasi tutto l'album, però, Donna sembra
muoversi diversamente rispetto al passato. L'approccio vocale
è più caldo, più rilassato. Le canzoni non
rinunciano al fascino della formula "disco", ma si
aprono a marcate influenze soul, funky e rhythm and blues (BAD
GIRLS, WALK AWAY e OUR LOVE ne sono l'esempio migliore). Donna
si mette in evidenza anche come autrice di musiche (DIM ALL THE
LIGHTS, THERE WILL ALWAYS BE A YOU e MY BABY UNDERSTANDS) e trova
il tempo per regalarci l'interpretazione da brividi di ALL THROUGH
THE NIGHT. Davvero suggestivo, in chiusura, il giro in limousine
per le strade di Los Angeles di SUNSET PEOPLE.
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![]() (Casablanca, 1979) Prima antologia
ufficiale della discografia di Donna, ON THE RADIO contiene i
singoli di maggior successo nel mercato americano, tralasciando
titoli importanti come COULD IT BE MAGIC e SPRING AFFAIR ma trovando
stranamente lo spazio per una album track come OUR LOVE. La confezione
sonora è particolarmente accattivante, dato che le canzoni
sono tutte mixate fra di loro in modo da formare quasi un unico
Donna Summer medley, ma il vero motivo di interesse è
dato dalla presenza di due inediti: ON THE RADIO e NO MORE TEARS
(ENOUGH IS ENOUGH). Giocoso e accorato il primo, aggressivo e
pirotecnico il secondo, entrambi seguono la struttura della dolce
ballata che si tramuta in scintillante disco-pop. Donna continua
a regalare magie, tanto da non lasciarsi intimorire nemmeno dalla
presenza del mostro sacro Barbra Streisand.
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![]() (Geffen, 1980) Primo frutto
di un nuovo pluri miliardario contratto discografico, THE WANDERER
è anche il disco con cui Donna prende seriamente le distanze
dalla disco music, pur restando qua e là legata a certe
soluzioni ritmiche. Staff produttivo e arrangiatori sono gli
stessi di BAD GIRLS (a parte un paio di pezzi) ma il suono è
più bianco, più pop-rock d'avanguardia. Donna mostra
un'impressionante flessibilità vocale, passando dalle
basse modulazioni Elvispresleyane della title track agli aerei
slanci spiritual di GRAND ILLUSION, dagli spettacolari scatti
ritmici di RUNNING FOR COVER alle spavalderie a pieni polmoni
dell'irresistibile STOP ME o del disarmente pop-gospel di I BELIEVE
IN JESUS. I testi ripercorrono l'avvincente e sofferto cammino
esistenziale della Summer e contribuiscono a fare di THE WANDERER
un lavoro decisamente maturo e coraggioso.
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![]() (Geffen, 1982) Nel 1981 la
notizia della separazione tra Donna e i fidi collaboratoti Moroder
e Bellotte fa il giro del mondo in un batter d'occhio. I tre
hanno già consegnato un nuovo lavoro ai discografici,
che però non ne hanno ritenuta opportuna la pubblicazione:
da qui la clamorosa decisione di affidare la Summer ad un nuovo
team produttivo, quello del maestro Quincy Jones. Intitolato
con il semplice nome della titolare, questo album è il
lavoro di Donna maggiormente acclamato dalla critica europea,
anche se a ben vedere non è affatto privo di difetti.
Probabilmente il problema principale risiede nel fatto che Jones
propone il solito, pregevole impasto di funky-soul tecnologico
che troviamo nei suoi lavori senza lavorare "intorno"
alla voce di Donna, che in alcuni casi sembra relegata in secondo
piano. Ci sarebbe da ridire anche sulla qualità di alcune
composizioni (LOVE IS IN CONTROL e HURTS JUST A LITTLE brillano
per l'interpretazione di Donna, non certo di luce propria) ma
per fortuna ci sono dei brani estranei alla corte creativa di
Quincy Jones, come il magnifico rhythm & blues "africano"
di STATE OF INDEPENDENCE (firmato Vangelis e Jon Anderson) o
l'incalzante rock di PROTECTION (composto appositamente per Donna
da Bruce Springsteen) che risollevano magicamente le sorti del
disco e il morale dell'ascoltatore.
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![]() (Mercury, 1983) L'incontro
con il noto musicista/arrangiatore/produttore Michael Omartian
è, secondo Donna, "ispirato da Dio". Pur non
volendo arrivare a tanto, bisogna ammettere che l'affiatamento
che si riscontra fra i due per questo primo progetto in comune
ha dello straordinario, se si considera che è stato raggiunto
nel giro di qualche settimana.
Summer
e Omartian, infatti, condividono eclettismo, amore per i suoni
elettronici, gusto per il ritmo, fede religiosa e firmano tutte
le canzoni del disco insieme (a parte una che è tutta
opera di Donna e un altro paio in cui intervengono Bruce Sudano
o qualche session man). SHE WORKS HARD FOR THE MONEY è
un ottimo esempio di intrattenimento pop. Inizia con il contagioso
dance-rock da cui prende il titolo, per poi toccare campi raramente
visitati da Donna in passato, come il torrido funky-rap di WOMAN
o l'avvincente calipso di UNCONDITIONAL LOVE. Non manca lo spazio
per un efficace duetto soul (LOVE HAS A MIND OF IT'S OWN) o per
un seducente episodio di caldo pop elettronico (TOKYO). Ma il
momento più coinvolgente a livello emotivo è il
conclusivo DO BELIEVE I FELL IN LOVE, sapientemente sospeso tra
tradizione e modernità. Ultima annotazione per i testi,
di netta ispirazione religiosa e sociale, che permettono al puro
rock & roll di HE'S A REBEL di far vincere a Donna un Grammy
nella categoria migliore performance "inspirational".
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![]() (Geffen, 1984) Nuovamente
affiancata da Michael Omartian e da una ristretta ma eccellente
rosa di musicisti, Donna continua a flirtare con il panorama
pop-rock statunitense. Anticipato da una brillante riedizione
di THERE GOES MY BABY (il classico dei Drifters di Ben E. King,
interessante per il contrasto che si viene a creare tra i vocalizzi
viscerali di Donna e la gelida cornice elettronica) CATS WITHOUT
CLAWS purtroppo non possiede la stessa freschezza di SHE WORKS
HARD FOR THE MONEY - e Omartian sembra anche esserne consapevole,
visto che arriva spesso ad abusare degli adorati sintetizzatori
Yamaha per supplire a momentanei vuoti di ispirazione. Momenti
validi comunque non mancano, e sono concentrati tutti nella seconda
facciata. OH BILLY PLEASE è un maestoso rock and roll
futuristico cantato con grande partecipazione. EYES avanza più
lento, in un clima fumoso ed inquietante. I'M FREE si distacca
dal resto dell'album con il suo incedere caraibico, la grazia
esultante nella voce di Donna. L'intenso finale per voce e tastiera
(FORGIVE ME) è l'inevitabile lascia passare per le porte
del Paradiso...
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![]() (Geffen, 1987) Luci ed ombre per l'album più atteso della Summer negli anni '80. ALL SYSTEMS GO è un lavoro in cui Donna appare più che mai incerta sul cammino da intraprendere. Torna a lavorare con Harold Faltermeyer (arrangiatore di BAD GIRLS, ON THE RADIO e THE WANDERER) e contemporaneamente cerca di non perdere contatto con le ultime tendenze. Si avvicina a sofisticatissime atmosfere cool-jazz e non si accorge di venire imbrigliata, altrove, in discutibili ambientazioni techno-dance. Si imbatte in composizioni decisamente brutte (BAD REPUTATION, LOVE SHOCK) e in altre di incomparabile bellezza (FASCINATION, VOICES CRYING OUT). Duetta alla grande con Mickey Thomas degli Starship (ONLY THE FOOL SURVIVES) e si affida, ma solo per un episodio, al genio di Richard Perry (DINNER WITH GERSHIN). Viste le premesse, il risultato finale non può che lasciare perplessi: sembra di ascoltare il curioso assemblaggio di tre album diversi più che un'opera unitaria. |
![]() (Atlantic, 1988) La crisi artistica della Summer continua, ma questa volta viene affrontata con ironia e un pizzico di coraggio: sotto consiglio del marito, Donna si convince a prestare la voce alle alchimie ritmiche del famigerato trio britannico Stock, Aitken e Waterman. Dopo meno di un mese di lavorazione arriva un album che sembra voler dire: "Ok, ci sono stati tempi e collaboratori migliori, ma cerchiamo di fare del nostro meglio". Il risultato non è affatto malvagio. Difficile accettarlo completamente (a tratti il clima si fa troppo elementare e Donna, che pure firma tre pezzi, non appare molto coinvolta nel progetto) ma le canzoni buone si segnalano immediatamente: THIS TIME I KNOW IT'S FOR REAL e SENTIMENTAL possiedono una linea melodica vincente, THE ONLY ONE permette alla voce di Donna di spiegarsi su note bellissime, LOVE'S ABOUT TO CHANGE MY HEART lascia stupefatti per potenza drammatica. |
![]() (Atlantic, 1991) In copertina Donna vi sfoggia una chioma biondo platino, ma è l'album più nero della sua discografia. Prodotto, arrangiato, mixato e parzialmente suonato dal poliedrico Keith Diamond, MISTAKEN IDENTITY è un lavoro che sembra voler fare il punto della situazione della scena black americana e britannica, e infatti i riferimenti alle tendenze house e ai suoni alla Soul II Soul sono evidenti. L'approccio è certamente più serio e maturo rispetto al disco precedente, nel giusto tentativo di riagguantare una certa credibilità artistica. Donna si impegna al massimo. Lascia brillare la magnifica voce su ogni singolo brano, dal magnetico rhythm 'n' blues d'apertura (GET ETHNIC) alla scintillante new age dance di CRY OF A WAKING HEART, fino all'emozionante pop-gospel conclusivo (LET THERE BE PEACE). Scrive i testi più forti e significativi della sua carriera, compreso uno struggente ringraziamento ai fans di lunga data (FRIENDS UNKNOWN) e un preciso attacco ai soprusi effettuati dalle forze dell'ordine (MISTAKEN IDENTITY). Sembrerebbe andare tutto bene, dunque, se paradossalmente non si sentisse la mancanza di un ritornello orecchiabile alla Stock, Aitken e Waterman... |
![]() (Mercury, 1993) E' l'antologia dei primati: è la prima raccolta di successi dai tempi di ON THE RADIO a vedere Donna impegnarsi in prima persona; è la prima a mettere insieme i successi Casablanca, Geffen, Mercury e Atlantic; è la prima a contenere degli estratti dall'inedito I'M A RAINBOW dell'81. Motivi per tenerla in alta considerazione, come si intuisce, non mancano. E si ascoltano fin dall'inizio, grazie alla versione originale di LOVE TO LOVE YOU BABY, le versioni edite su singolo di COULD IT BE MAGIC, SPRING AFFAIR e HEAVEN KNOWS (tutte per la prima volta su compact disc) o la rara versione promozionale di MAC ARTHUR PARK. Le sorprese continuano con la bella versione di NO MORE TEARS apparsa su etichetta Columbia, e l'inclusione di CARRY ON, facile ma ispirata "riconciliazione" con Giorgio Moroder, apparsa in precedenza solo in un progetto del musicista altoatesino. Ma i pezzi che stuzzicano maggiormente la curiosità sono certamente gli inediti. DON'T CRY FOR ME ARGENTINA un po' sfigura al confronto con le portentose versioni offerte da Donna in concerto fin dall'81, ma I'M A RAINBOW si piazza immediatamente fra le incisioni più significative della Summer e non si riesce veramente a capire come abbiano potuto lasciarla nel cassetto per tutti questi anni. |
![]() (Mercury, 1994) A dieci anni esatti dalla pubblicazione dell'ultimo disco realizzato insieme, Donna torna a lavorare con il buon Michael Omartian per tramutare in realtà il sogno (più volte rimandato) dell'album natalizio. E' un lavoro che incuriosisce perchè Donna ha già incluso brani di estrazione religiosa nei propri dischi, ma mentre in passato si è trattato di episodi isolati in un contesto pop, questa volta ha tutto lo spazio necessario per affrontare seriamente il discorso. E non si lascia cogliere impreparata. Accompagnata per la prima volta da una vera orchestra, Donna si accosta ad alcuni tra i più amati standard natalizi con rispetto e sicurezza, bilanciando egregiamente tecnica e passione come solo i grandi sanno fare. La sua lettura di THE CHRISTMAS SONG, in questo senso, è praticamente perfetta. Ma la grandezza di Donna viene fuori soprattutto quando il testo le consente di interpretare una parte, come accade nella malinconica I'LL BE HOME FOR CHRISTMAS o nella grandiosa LAMB OF GOD (di cui è anche autrice). Il momento più alto, comunque, rimane la cover di BREATH OF HEAVEN di Amy Grant, nobilitata da un'interpretazione talmente toccante ed evocativa da far impallidire l'originale. |
![]() (Mercury, 1994) Quasi una versione ridotta della DONNA SUMMER ANTHOLOGY, impreziosita dalla presenza di due notevoli canzoni nuove, MELODY OF LOVE e ANYWAY AT ALL, che in un certo senso riassumono quello che Donna è maggiormente capace di fare nel campo della musica pop: puntare al cuore di una canzone e portarla al suo massimo sviluppo emozionale, travolgente ritmo alla moda o ariosa ballata che sia. |
![]() (Mercury, 1996) Dopo aver acquisito i diritti di tutte le incisioni della Summer apparse originariamente su etichetta Geffen e Atlantic, la PolyGram americana si decide a portare finalmente alla luce I'M A RAINBOW, il leggendario album inedito di Donna Summer realizzato con Giorgio Moroder e Pete Bellotte nel 1981. Difficile dire cosa abbia portato i discografici a bocciare a suo tempo un lavoro più che riuscito come questo. Forse Geffen non voleva che Donna percorresse un cammino tutto suo, forse non voleva che smettesse di guardarsi indietro. I'M A RAINBOW, infatti, proseguendo lungo il percorso trcciato in THE WANDERER, rappresenta(va) un taglio netto con il passato, e sotto tutti i punti di vista. Niente disco music, ma un sano rhythm & blues vivacizzato da un uso sapiente e modernissimo dell'elettronica. Nessuna concessione ad atmosfere sensuali, ma ampio spazio al romanticismo e all'introspezione. Niente falsetto, ma una riscoperta delle tonalità vocali più calde da parte di Donna. Una noia mortale? Tutt'altro. Brani spumeggianti come I BELIEVE IN YOU (un nuovo duetto con Joe Esposito che sarebbe piaciuto a Roberta Flack e Donny Hathaway) o PEOPLE TALK (autentico precursore del FLASHDANCE sound) si alternano a pregevoli isole melodiche (YOU TO ME, la finissima title track, un'appassionata DON'T CRY FOR ME ARGENTINA - qui presente in una versione superiore a quella inclusa nell'ANTHOLOGY) passando per momenti più ambiziosi ma non per questo meno godibili (TO TURN THE STONE, I NEED TIME). L'unico problema è rappresentato dalla presenza di alcuni episodi minori, ma nell'era del compact disc è facile porvi rimedio... |
![]() (Universal, 1996) Per un film con Sylvester Stallone che è un trionfo di effetti speciali, una colonna sonora di stampo sinfonico straordinariamente ricca di spunti melodici. I titoli di coda sono affidati a WHENEVER THERE IS LOVE scritta da Bruce Roberts (ALL THROUGH THE NIGHT, NO MORE TEARS...) e cantata dall'autore insieme a una Donna Summer lanciata in un'esecuzione talmente stratosferica da rendere imperdibile una canzone altrimenti soltanto discreta - almeno per gli standard di Roberts. |
![]() (InterHit, 1997) Dura una cinquantina
di minuti, ma è solo un maxi singolo contenente ben 9
versioni diverse (alcune anche un po' strambe) del pezzo con
cui Donna è tornata brevemente a collaborare con Giorgio
Moroder. Una toccata e fuga semplice ma eloquente: alla dorata
voce di Donna basta poco per spiccare il volo...
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![]() (Epic, 1999) Forse è vero che la vita comincia a 50 anni. Proprio quando molti cominciavano a pensare che la sua carriera discografica fosse finita, ecco che Donna firma un nuovo contratto con la Sony Music e, complice l'emittente televisiva americana VH1, sforna un album dal vivo (con inediti) talmente riuscito e avvincente da poter essere facilmente descritto come la scelta ideale con cui iniziare una collezione di suoi dischi. Per maggiori informazioni
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![]() (Atlantic, 2000) Ancora una volta le melodie più belle sembrano appartenere al mondo dei cartoni animati. Certo, il secondo lungometraggio dedicato ai Pokèmon non è un capolavoro della Disney, eppure la canzone che ne accompagna i titoli di coda ha tutte le carte in regola per diventare un evergreen. Prodotta con maestrìa da David Foster, THE POWER OF ONE è una suggestiva ballata che inizia a scorrere dolcemente come un ruscello per poi trascinare con la forza di un fiume in piena. L'interpretazione di Donna è di quelle che lasciano il segno. Nel cuore. Particolarmente significativo anche il testo. |
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![]() (Sparrow Records, 2000) Quando si dice ritorno alle origini! Dopo aver trascorso 30 anni a misurarsi con tutto quanto può essere considerato "pop" in senso lato, Donna torna a cimentarsi con la commedia musicale - di ispirazione religiosa, per giunta. L'occasione le viene offerta da CHILD OF THE PROMISE, un nuovo lavoro che può essere considerato a tutti gli effetti un riuscito preambolo di JESUS CHRIST SUPERSTAR. Ideatore, autore e produttore del progetto è Michael Omartian, dunque non c'è da stupirsi se le due canzoni affidate a Donna siano state scritte appositamente per lei. In CHILD OF THE PROMISE Donna presta la voce a Elisabetta (l'anziana madre di Giovanni Battista) ed è interessante notare come la Nostra canti in una chiave più bassa del solito, proprio in virtù della maturità richiesta dal ruolo. Se non si tratta del pezzo più commovente mai inciso dalla Summer, WHEN THE DREAM NEVER DIES si trova sicuramente tra i primi cinque. |
![]() THE MUSIC OF MISTER ROGERS (Songs From The Neighborhood, 2005) All'album dedicato alle canzoni di Mister Rogers (leggendario autore e presentatore di programmi per bambini) prendono parte bei nomi del panorama muisicale americano, come Roberta Flack, Jon Secada, Crystal Gayle, B. J. Thomas. Donna ci regala una deliziosa versione pop/r&b di ARE YOU BRAVE?, ma tutto il CD colpisce per il calore dell'atmosfera, l'alto livello della produzione, la varietà degli arrangiamenti.
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![]() (Burgundy/Sony BMG, 2008) Alle porte dell'estate del 2008 Donna è di nuovo tra noi, con una grinta, una classe ed una freschezza davvero sbalorditive. Il CD della rinascita si intitola CRAYONS ("mative colorate") e potrebbe essere descritto come un inno all'importanza e alla ricchezza della varietà - un concetto che per Donna è stato sempre importante. Ogni canzone dell'album corrisponde ad un colore (e ad un genere musicale) differente. Un'impresa ardua per qualsiasi cantante, ma non per la fuoriclasse che conosciamo: l'eccezionale flessibilità della sua voce le permette di affrontare con la massima disinvoltura il pop, la dance, il rock, l'R&B, il funky, il samba e le ballate melodiche. Un autentico arcobaleno sonoro che solo una vera regina della musica poteva rendere tanto brillante e coinvolgente. Tra le canzoni di CRAYONS si segnalano I'M A FIRE, STAMP YOUR FEET, FAME (THE GAME), SAND ON MY FEET, SLIDE OVER BACKWARDS, BE MYSELF AGAIN e BRING DOWN THE REIGN. Notevole anche IT'S ONLY LOVE, la bonus track presente nell'edizione per il mercato europeo.
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